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Lucio
Parrotto, classe 1934, ho vissuto molti anni in Belgio dove ho
lavorato in miniera. A differenza di alcuni compagni di lavoro, ha
avuto la fortuna di riportare in Italia la sua pelle benché anche per
lui il benessere derivato dall'emigrazione ha avuto un carissimo
prezzo. |
| "Voglio
fare, per chi non conosce il disagio di questo fenomeno, un breve
riassunto della mia esperienza di vita vissuta fuori dalla terra natìa",
così |
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inizia a raccontare la sua
vita l'ex minatore del Belgio... |
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"Avevo 21
anni quando decisi di espatriare. Qui a Casarano, ma posso ben dire in
tutto il meridione, si era in uno stato di quasi miseria e spesso non
si aveva nulla da mettere sotto i denti. Non vi era il presente,
immaginate se poteva esserci futuro. |
| In quel periodo, ogni tanto, si leggeva qualche manifesto di reclutamento
di personale per le miniere del Belgio; feci la domanda, le visite mediche e
partì con qualche spicciolo in tasca. |
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A Souvret trovai un altro mondo, non era
l'America, ma a confronto a ciò che avevo lasciato potevo dire che
stavo bene. Il lavoro duro della miniera, la lontananza dai miei,
pesava ma non era un problema. Mi adeguai subito. |
| Ogni anno il 4 dicembre festeggiavamo S.
Barbara, la nostra protettrice; si aspettava con ansia quel giorno.
Era un motivo per ritrovarci a gruppi di amici e famiglie. Era
la più grande festa per noi minatori. |
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| Nel tran tran quotidiano la fortuna, un giorno, volle che incontrassi una ragazza di appena 15 anni della quale mi
innamorai subito. Era di origine bresciana, figlia di un minatore. Non ci
pensammo due volte e il 22 aprile 1962, io e Angela, ci fidanzammo. |
| Fu questo uno degli eventi più belli della mia esistenza: quell'incontro ha
sicuramente dato una diversa connotazione alla mia vita. |
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Ci sposammo a Souvret
il 22 dicembre 1968. |
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Costituimmo, così, una nuova famiglia: un'altra famiglia italiana in
Belgio e come per le altre famiglie anche alla nostra incominciarono ad arrivare i
figli. Arrivarono dapprima Bibiana nel 1964 e Pierina nel 1967. Il 25 maggio del 1967, però, perdemmo Pierina a causa di un'embolia.
Aveva 3 mesi. Portammo il corpicino in italia per la sepoltura. Ci volle molto tempo per riprenderci dal dolore subìto. Intanto la vita
andava avanti con la solita routine: miniera-casa-miniera ... |
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La famiglia cresceva: nel 1968 arrivò Antonio, poi nel 1970, Pierino
e infine, nel 1972, Maria Teresa. Occorreva lavorare sodo, sia per le nuove bocche da sfamare, sia perché
covavamo l'idea di tutti gli emigrati, ovvero quello di costruirsi la casa al
paese. Sicché per questo motivo non si veniva tutti gli anni in ferie. Una buona parte dei soldi che guadagnavo li spedivo a mio padre che
provvedeva a investirli sulla costruenda casa a Casarano. Poi io quando potevo,
di solito in estate, venivo con la famiglia per non più di una settimana a
trascorrerla con i miei.
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Negli anni che ciò non mi
era possibile, ai miei mandavo oltre alle mie lettere anche le foto
della mia famiglia che con orgoglio tenevano esposte sul comodino. |
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Nell'estate del 1973 io e mia moglie decidemmo di venire a Casarano per
una settimana anche per far svagare i bambini dopo l'anno scolastico appena
concluso. Appena arrivati a Casarano vidi il gran lavoro da fare che c'era nella
casa in costruzione e mi misi a lavorare insieme a mio padre. Continuai per otto
giorni imperterrito anche perché mi sentivo una salute da leone. I giorni di
ferie a disposizione volarono subito. Mi ritrovai a preparare l'auto per la
ripartenza.
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Era il 23 luglio. Il viaggio si presentò bene. Filò tutto liscio come
l'olio sino a quando, arrivati ad Arracout in Francia, incontrammo una zona
molto fredda e, per non far prendere il raffreddore ai bambini, accesi il
riscaldamento e chiusi tutti i finestrini. Fu fatale! Il tepore mi fece venire
un colpo di sonno...., non poteva essere successo nient'altro, dal momento che
ci trovammo con l'auto ad urtare due vetture della gendarmeria francese
parcheggiate vicino alla caserma e poi finire in un canale adiacente. Ci
soccorsero i poliziotti francesi e io per istinto e per paura che l'auto
prendesse fuoco, incominciai a tirare fuori i bambini dall'abitacolo i quali,
poverini, strillavano a squarciagola. Presi Antonio, Pierino, Maria Teresa, poi
quando andai a prendere Bibiana, che non si muoveva affatto, mi accorsi che era
morta. Aveva urtato con la testa sulla carrozzeria.
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| Eravamo disperati, furono momenti terribili, i gendarmi continuavano a
dirmi cosa volevo fare della bambina, io non sapevo cosa rispondere. In
quel momento mi chiesi perché non fossi morto pure io. Poi mi ripresi e capii
che toccava a me decidere. La decisione fu quella di portare la bambina in Italia per la sepoltura ma
l'agenzia delle pompe funebri chiese una somma impossibile per me e per giunta
voleva essere pagata anticipatamente. |
| Decisi allora di far proseguire mia moglie e i bambini in treno verso il
Belgio e io di restare in Francia con Bibiana. Io rimasi, con la bambina, ad
Arracout. Mi aiutarono molto il parroco di quel paese e due ragazze che girarono
tra gli abitanti per fare una colletta per il mio bisogno |
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| Nel frattempo la notizia della morte di Bibiana era stata comunicata in
Belgio ad alcuni conoscenti che senza perdere tempo si prodigarono a elargire un
loro contributo economico per permettermi di pagare l'agenzia delle pompe
funebri. Gareggiarono in solidarietà, italiani e belgi insieme. |
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n men che non si dica, mia moglie tornò in Francia con i soldi. Pagammo
l'agenzia e finalmente potemmo ripartire per Casarano dove seppellimmo la nostra
seconda figlia morta in terra straniera.
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Vi presento Bibiana in una foto
scattata due mesi prima dell'incidente, aveva 10 anni |
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| Purtroppo per star meglio a volte si pagano prezzi molto alti. Tutti gli
emigrati, io credo, hanno pagato qualcosa per ottenere ciò che non riuscivano
ad avere nella loro terra. Io ho pagato, sino ad ora, questo prezzo; la
silicosi lasciamola da parte...
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Nonostante tutto, GRAZIE BELGIO ! |
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Ringrazio i visitatori del
nostro sito per l'attenta lettura che, spero, non vi
abbia turbati e ringrazio ancora oggi quanti, in tutti i modi, mi hanno aiutato
nei momenti più difficili della mia esistenza.
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Casarano, 16 febbraio 2010 |
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Lucio Parrotto |
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